sabato 20 ottobre 2007

Parole stonate

Forse è una pruderie, lo so, è che lo si sente dire sempre più spesso. E stona. Vorrei sapere chi ha importato la rùbrica. Forse un inglese che si è stabilito a Milano qualche anno fa e ha cominciato a contagiare amici, colleghi, collaboratori, cugini, amanti. Molte di queste persone hanno interpretato questa stravaganza (pardon, errore) come una raffinatezza dal sapore inequivocabilmente british e hanno cominciato ad ammorbare le loro case, i loro ospiti con questo bizzarro accento (per usare un eufemismo). Deve essere accaduto in inverno, in un pomeriggio piovoso, quando le macchine sono in colonna al semaforo, i tram sono zeppi di gente, i marciapiedi sono lucidi e bagnati e tutto sembra così terribilmente banale: il signor Smith deve telefonare per prenotare un tavolo per due in quel ristorante dove ha mangiato il più buon risotto della sua vita e dove lo cerca? Nella rùbrica, ovvio. Il danno è fatto. Ma si può ancora correre ai ripari. Prendo la mia rubrica, e lo dico così come lo pronuncio dalle elementari, chiamo il signor Smith e mi faccio portare a cena in quel ristorante che lui adora. Dopo due bicchieri di buon rosso, mentre le sue papille gustative stanno raggiungendo il culmine del piacere, diciamo alla quinta forchettata, gli parlo. Finalmente la sua rubrica non sarà più la stessa e forse lui ordinerà un'altra bottiglia.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

io me la immagino l'invezione di una vecchia segretaria che odora di naftalina con tanto di tupè cotonato sulla testa ...tupéeeee???
ma

Isabella Maria Sole Naef ha detto...

Credo sia toupet, cmq si narra che il primo esemplare risalga al 3000 a.C.: fu rinvenuto in Egitto, in testa al faraone Ramsettète, chiuso nel suo sarcofago: la leggenda narra che prima di morire abbia indossato il suo toupet, per arrivare nell'aldilà "in maniera almeno presentabile".

Anonimo ha detto...

finalmente, hai ragione cara Isabella.
G.