venerdì 12 marzo 2010

"A single man": lezioni di estetica


Colin Firth, gli anni '60, l'architettura delle case e la bellezza degli interni, il vestito nero e bianco che indossa Julienne Moore la sera in cui invita a cena George Falconer e le sigarette lilla voluttuosamente accese e fumate dai protagonisti. Tutte buone ragioni per andare a vedere "A single man", il film che segna l'esordio nella regia dello stilista Tom Ford. Dietro case che sembrano un perfetto mix tra gli allestimenti più sobri di un Ralph Lauren dei tempi migliori, lo stile Gucci di qualche anno fa e un tocco di eccentricità floreal-vittoriana, dietro alla maniacale attenzione per i dettagli, dietro ai corpi scolpiti, ai primi piani e alle inquadrature abbondanti non poteva che esserci l'ex stilista di Gucci e Yves Saint Laurent.

"C'è un'altra parte di me mai espressa e che è riuscita a farlo con questo film'', aveva detta Tom Ford, a gennaio, a Milano, per presentare la pellicola tratta dall'omonimo romanzo di Christopher Isherwood. "E' la prima volta", aveva aggiunto Ford, "che mi esprimo in modo pieno. Forse è la cosa più importante che ho fatto". Questo non lo so, ma sicuramente il film è un capolavoro di estetica. Ambienti rarefatti, nitore e compostezza diventano un registro espressivo che nulla toglie all'efficacia dei dialoghi e al ritmo della storia ma, anzi, ne esaltano la forza.


www.asingleman-movie.com/#/home

martedì 8 dicembre 2009

Valentino: The last emperor. Un documento sulla moda

Valentino: The last emperor, il film di Matt Tyrnauer, giornalista di Vanity Fair, dedicato alla storia di Valentino è senza dubbio uno dei documenti più preziosi e veri sul mondo della moda degli ultimi anni. La pellicola mostra come la logica del business, talvolta, possa tentare di svilire la creatività, il genio e lo stile di uno dei pochi maestri italiani il cui nome è sinonimo di eleganza. Grandissimo Giancarlo Giammetti, magistrale nel film documentario e ancor di più nella vita della maison Valentino, di Valentino Garavani e della moda degli ultimi 50 anni.

"Valentino, The last emperor" è stato presentato al 65esimo festival di Venezia, è uscito negli Stati Uniti e nelle sale italiane.
www.youtube.com/watch?v=Na05gIgZWfQ

giovedì 8 ottobre 2009

Milan fashion week: anche il Nyt storce il naso

Prima Suzy Menkes, che ha definito la moda italiana una moda da veline sulle pagine dell'International Herald Tribune, poi, Vanessa Friedman, fashion editor del Financial Times dal 2002, secondo la quale l'estate di sesso del primo ministro italiano ha fatto breccia "nell'immaginazione degli stilisti ed è arrivata sulle passerelle" e, poi, Cathy Horyn, critica di moda del New York Times da dieci anni, secondo la quale "la supremazia italiana nel design e nel settore manifatturiero è stata messa duramente alla prova". Insomma, pare proprio che le collezioni presentate dagli stilisti italiani durante la settimana della moda abbiano deluso parecchio le aspettative delle più quotate fashion editor.
"Le collezioni primavera-estate hanno messo in luce tutto: gli stress economici sulla creatività, la perdita di energia quando gli stilisti lasciano che siano altri a dettare cosa produrre", scrive, infatti, il 28 settembre la Horyn. Ovvio che in questo panorama qualche eccezione c'è: "Oh, yes: there were some nice clothes, too", precisa subito dopo la giornalista che, prima di approdare al Nyt, ha lavorato per Vanity Fair e per The Washington Post. Nata a Coshocton, nell'Ohio, Horyn ha nel curriculum anche un master in giornalismo alla Northwestern university.

da www.fashionunited.it del 30 settembre

lunedì 5 ottobre 2009

Barack Obama tra i meglio vestiti per Vanity Fair

Il presidente americano Barak Obama odia fare shopping, come ha rivelato in una recente intervista all'emittente Usa Nbc, ma riesce lo stesso a entrare nella lista delle personalità più eleganti stilata dalla rivista Vanity Fair. Tra i meglio vestiti anche il giocatore dei New York Giants, Tiki Barber, Brad Pitt, Matteo Marzotto e Lapo Elkann. Il debutto nella lista di Vanity non farà che accrescere la popolarità del presidente Usa, anzi, la popolarità della coppia presidenziale dato che sì è guadagnata un posto anche la first lady Michelle. Se lei non teme i colori forti e ad alto contenuto vitaminico, come quel giallo-verde che sembra intinto nella cedrata, opta per tubini senza maniche che esaltano la figura atletica, e sceglie designer internazionali e talentuosi come Isabel Toledo, Jason Wu, Thakoon Panichgul, Junya Watanabe, Maria Cornejo, Jasmin Shokrian, Hanii Y, lui, invece, sembra amare molto il blu in tutte le sue declinazioni. Ma forse a preferire quel colore che, guarda caso, fa tanto presidenziale, è proprio Michelle. Nell'intervista rilasciata alla Nbc un paio di settimane fa, il presidente ha rivelato che fino a due anni fa aveva solo quattro completi e che tuttora del guardaroba della Casa Bianca si occupa la first lady.

Dalla White House al quartiere degli affari londinese Mayfair, è qui che ha sede la Eim group, la società fondata dal finanziere Arpad Busson, altro nome menzionato nella lista degli uomini meglio vestiti del magazine americano. Impeccabile nelle occasioni formali, unico vezzo un quantitativo notevole di bracciali porta fortuna che fanno capolino da sotto la camicia, Arki Busson è un esteta eterodosso, lo si vede spesso in giro per le strade di New York con un paio di Superga nere ai piedi. Quanto all’eleganza italiana, questa è ben rappresentata da Matteo Marzotto e dalla stravaganza-dandy di Lapo Elkann.

La lista delle donne meglio vestite mescola la regalità di Letizia Ortiz, principessa delle Asturie e di Carla Bruni-Sarkozy, al talento dall'attrice Penelope Cruz e di Anne Hathaway, quasi un riscatto per colei il cui look veniva sbeffeggiato dalla terribile direttora Miranda Priestly, impersonata da Meryl Streep nel film "Il diavolo veste Prada". Tra i nomi della moda, infine, nella lista non poteva mancare la direttrice di Vogue Italia, Franca Sozzani, e la stilista americana Tory Burch.

da www.fashionunited.it di mercoledì 05 agosto 2009

giovedì 11 dicembre 2008

Gli americani, la Green card e Jennifer

La mia passione per New York resiste. Nata quando Obama era ancora un sogno, non ha nessuna connotazione politica ma direi che è più un'ispirazione-aspirazione e, in quanto tale, può andare e tornare liberamente. Sta di fatto che qualche giorno fa penso che l'idea di iscrivermi alla lotteria per la green card è una cosa divertente. My english teacher mi dice pure che una sua amica ha vinto...Procedo. M'infilo in uno dei tanti siti che ti aiutano a compilare la domanda, lascio i miei dati e anche il mio cellulare. Poi trovo l'official web site, scarichi il modulo e lo compili (incredibile ma l'American service center a cui spedirlo è a due passi da casa mia, può essere un segno), peccato che le iscrizioni per la lotteria 2010 siano state chiuse il primo dicembre. Tento al prossimo turno, no problem. Comunque Jennifer, una delle operatrici del sito a cui ho lasciato i dati mi chiama il pomeriggio dopo. Hi Isabella, how are you? I'm Jennifer from...Non posso parlarle e le dico di richiamarmi l'indomani. Il giorno dopo è ancora lei. Parlare con New York, magari un ufficio sulla 42esima, between Madison and Fifth av, mi piace (magari è uno di quei palazzetti di Spring street, magari un call center di Bombay oppure un anonimo stabile di Pittsburg chissà), ma il modulo lo compilo l'anno prossimo. Jennifer è gentile: Isabella, How are you today? Ancora non posso parlarti, i meeting milanesi capitano nei momenti meno oppotuni. Il giorno seguente, al terzo tentativo, Jennifer procede con un email, nell'oggetto c'e: in seguito alla nostra telefonata di ieri. Insomma, gli americani vogliono quasi sempre solo la tua carta di credito, si sa, ma sono carini, gentili, ci sanno fare, ti fanno chiamare dallo stesso operatore, sembra che vogliano davvero aiutarti. Ti fanno venire davvero voglia di vincerla questa Green card, magari quando riaprono le iscrizioni.