Prima Suzy Menkes, che ha definito la moda italiana una moda da veline sulle pagine dell'International Herald Tribune, poi, Vanessa Friedman, fashion editor del Financial Times dal 2002, secondo la quale l'estate di sesso del primo ministro italiano ha fatto breccia "nell'immaginazione degli stilisti ed è arrivata sulle passerelle" e, poi, Cathy Horyn, critica di moda del New York Times da dieci anni, secondo la quale "la supremazia italiana nel design e nel settore manifatturiero è stata messa duramente alla prova". Insomma, pare proprio che le collezioni presentate dagli stilisti italiani durante la settimana della moda abbiano deluso parecchio le aspettative delle più quotate fashion editor.
"Le collezioni primavera-estate hanno messo in luce tutto: gli stress economici sulla creatività, la perdita di energia quando gli stilisti lasciano che siano altri a dettare cosa produrre", scrive, infatti, il 28 settembre la Horyn. Ovvio che in questo panorama qualche eccezione c'è: "Oh, yes: there were some nice clothes, too", precisa subito dopo la giornalista che, prima di approdare al Nyt, ha lavorato per Vanity Fair e per The Washington Post. Nata a Coshocton, nell'Ohio, Horyn ha nel curriculum anche un master in giornalismo alla Northwestern university.
da www.fashionunited.it del 30 settembre
giovedì 8 ottobre 2009
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